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Ecco l’intervista integrale a Matteo Benea: “Per fare questo mestiere serve la testa, il cuore e poi solo alla fine i muscoli”

Ecco l’intervista integrale a Matteo Benea: “Per fare questo mestiere serve la testa, il cuore e poi solo alla fine i muscoli”

«Per tenere a bada ubriachi e bulli serve più testa che muscoli»

Una serata in discoteca insieme alla security: «Devi avere mille occhi» di Anja Rossi

Ferrara, 12 agosto 2015 – Non chiamateli buttafuori. Chi se li immagina ancora come dei volenterosi Rambo, dovrà ricredersi. L’idea di una figura massiccia posta agli angoli della discoteca, di nero vestita e dallo sguardo truce, risulta ormai obsoleta e non più attinente alla realtà di chi vive la notte nei locali di tendenza. «Per fare bene questo mestiere ci vuole testa, cuore e il sorriso» racconta Matteo Benea, responsabile dei corsi per addetti alla sicurezza alla Top Secret Academy, mentre mi accompagna in una delle discoteche più frequentate dei lidi ferraresi. L’obiettivo della serata è poter vedere da vicino come si svolge il loro lavoro, radicalmente cambiato dal decreto Maroni, che alla figura del buttafuori ha sostituito quella dell’addetto alla sicurezza, regolamentandone compiti e limiti.

Arriviamo di fronte al locale che è mezzanotte. I cancelli sono da poco stati aperti e c’è già una discreta fila in attesa. Benea, stretto collaboratore di Matteo Mazzoni dell’agenzia Top Secret di Ferrara, mi fa notare quanti sono gli addetti all’entrata, ciascuno con un diverso ruolo. Se possibile, un occhio è dato anche alla zona esterna nelle vicinanze del locale, anche se di fatto il numero di addetti varia in base alla discrezionalità del gestore. «Per fare bene questo mestiere serve capacità di osservazione e molto fiuto. Non avendo grandi possibilità di intervento diretto, il nostro lavoro si basa quasi tutto sulla prevenzione». Quello che forse non si sa, infatti, è che l’addetto alla sicurezza non può né usare armi, né procedere a perquisizioni. Non può nemmeno agire sul cliente, «possiamo solo immobilizzarlo in caso di criticità e avvisare immediatamente le forze dell’ordine affinché intervengano. Per la legge siamo paragonati a dei normali cittadini». Mancano loro gli strumenti legali per essere dei veri e propri incaricati di pubblico servizio.

«Prima della riforma abbiamo vissuto gli anni di piombo della sicurezza nei locali e i buttafuori erano più dei delinquenti che altro – racconta Davide Tuzzi titolare dell’istituto Securiteam di Ferrara -. Erano, senza tanti giri di parole, i picchiatori di una volta. Questo forse un po’ è rimasto nell’immaginario comune, ma non rispecchia più la realtà. Ora serve molta capacità di mediazione, perché un buon addetto alla sicurezza è quello che sa interagire con la clientela, fatta di gente che spesso è già in stato alterato e spinge per entrare». Come è cambiato il lavoro del ‘buttafuori’, è cambiato anche il modo di concepire la discoteca e il divertimento. «È aumentato l’uso di alcol e di droghe in modo considerevole e non c’è più rispetto verso cose e persone – continua Tuzzi, che in trentadue anni di attività ha visto il mondo cambiare -. Vedo spesso prendere a calci cassonetti e staccionate solo per sfogarsi, i più giovani arrivano già ubriachi nei locali, si fermano a comprare dei superalcolici per strada e se li scolano prima di entrare. Le risse nascono sempre per motivi futili e c’è un bullismo dilagante, soprattutto tra le ragazzine tra i 13 e i 16 anni. Si picchiano, si trascinano per i capelli e in più ora c’è la moda di riprendersi col telefonino, per testimoniare quanto si è brave a fare male».

«Non è un lavoro che possono fare tutti. Devi avere gli occhi ovunque» conclude Benea mentre il locale continua a riempirsi di giovani che ballano e si scattano selfie in compagnia. «Impari a relazionarti con la clientela tanto da crearci un rapporto di collaborazione, che ti aiuta spesso a ricostruire le motivazioni di una rissa o di un altro evento spiacevole. Vediamo all’interno dei locali persone che si trasformano, spesso ti chiedi dove finisce l’intelligenza umana. Purtroppo non siamo degli incaricati di pubblico servizio e non abbiamo uno strumento legale per una visione approfondita delle cose».

Proprio qui sembra esserci la falla del sistema: l’impossibilità di un controllo effettivo da parte degli addetti alla sicurezza su quanto portato dentro ai locali, ma solo una presunzione che spesso rimane tale, in mancanza di mezzi per procedere ad un’ispezione approfondita e quindi all’azione. Già istituire la ‘daspo’, il divieto di accesso usato negli stadi per contrastare la violenza, aiuterebbe molto chi opera nel nostro settore. Anche poter filmare certe scene aiuterebbe a difenderci, ormai le denunce scattano subito. Serve la testa, il cuore e poi solo alla fine i muscoli. L’umiltà e il buon senso in questo mestiere salvano sempre».

di Anja Rossi